Uno strano semaforo

Una mattina un    

sistemato nella piazza di una grande città 

 

fece una stranezza. Tutte le luci ad un tratto diventarono

di un bel colore . La gente non sapeva più cosa fare.

 

"Attraversiamo o non attraversiamo?" si chiedeva.

Da tutti i suoi occhi, in tutte le direzioni, il mandava il

suo strano segnale , di un blu così intenso che sembrava

sceso dal cielo.

In attesa di capirci qualcosa gli automobilisti strepitavano e strombettavano e i motociclisti facevano ruggire lo scappamento delle loro .

Alcuni  , più spiritosi degli altri, gridarono:

"Il verde l' hanno adoperato per dipingere l'erba del parco!"

"Il rosso l' hanno usato per tingere i pesciolini della vasca!"

"Con il giallo hanno dipinto il becco dei cigni del laghetto!"

Finalmente arrivò un che si mise in mezzo all'incrocio e cominciò a dirigere il traffico con le braccia e il fischietto. Intanto un altro aprì la cassetta dei comandi per riparare il guasto. A questo punto tolse la corrente e, prima di spegnersi, il ebbe appena il tempo di pensare:

"Poveretti, non hanno capito niente! Io avevo messo il segnale per dare via libera verso il cielo. Se mi avessero capito, ora tutti saprebbero volare. Forse però non ne hanno avuto il coraggio!"

Aggiustato il guasto, il chiuse la cassetta dei comandi e inserì la corrente.

Il    ora si comportava come tutti i suoi compagni; infatti dai suoi occhi partivano i soliti segnali luminosi: rosso, giallo verde.

(da "L'educatore italiano", Fabbri)