Il paese senza colore.
C'era una volta un paese senza colore.
Il mondo era stato inventato da tempo, ma Dio aveva lasciato agli abitanti di quel paese, creato chissà quando e situato chissà dove, la facoltà di decidere quali pennelli usare per dipingere il cielo, i muri delle case, i sassi delle strade, la cima delle montagne.
I bambini erano tristi, perché i loro genitori passavano tutta la giornata a lavorare e non ne volevano sapere di dipingere. Così c'era grigio dappertutto: era grigio il cielo, erano grigie le case ed erano grigi anche gli animali: Passi per i gatti e per i conigli, ma il fatto che fossero grigie anche le mucche
e che fossero grigi i canarini
,
a quei bambini proprio non andava giù.
Così un bel giorno, a Paoletta venne in mente di raccontare ai suoi amici che aveva sognato un gatto rosso, ma proprio rosso-rosso
Neanche il tempo di completare la frase ed ecco che il micio di casa passò davanti ai bimbi come un lampo: tutti poterono vederlo, perché un gatto rosso in un mondo grigio è cosa che si nota immediatamente.
Lucianino si fece coraggio e raccontò la storia degli alberi del suo giardino che devono essere di tutti i colori. Fu come se gli alberi si fossero improvvisamente tolti di dosso secoli e secoli di polvere: cominciarono a fiorire in pieno inverno, splendidi rosa, lilla, verdi e gialli, una cascata di colori sulla neve grigia.
I bambini cominciarono a correre come matti su e giù per il paese.

Parlavano e parlavano, e man mano che le parole saltavano nell'aria, un colore in più andava a fare compagnia a quel paese che era ormai più vero di un cartone animato.
Il segreto era soltanto raccontarsi le cose.
I loro genitori lavoravano, invece, e non parlavano mai. Per questo il paese era tutto grigio.
Quando tornarono, sembrò loro che i bambini fossero centinaia, perché le voci rimbalzavano contro i muri e i colori abbellivano tutto.
Improvvisamente tutti tacquero, per lasciar parlare il paese che, felice come non mai, cominciò a parlare da solo.
Un nostro amico che vi si è recato di recente, assicura che non ha ancora smesso.
Luigi Nervo