Il mondo alla rovescia

 

 

Un giorno, i Giorni della settimana decisero di ribellarsi e di non obbedire più al Calendario.

Nessuno se l'aspettava, e dunque ne nacque un bel guazzabuglio. La gente credeva che fosse domenica e invece era lunedì; tutti quelli che dovevano andare a lavorare rimanevano a casa, nelle fabbriche e negli uffici si  incontravano solo quelli che avevano il turno di riposo. Chi prendeva il treno o l'aereo arrivava talvolta prima di essere partito.

Poi fu la volta dei Mesi, e subito dopo entrarono in ballo le Stagioni. Era inverno e faceva un caldo torrido; in piena estate ci si scaldava accanto al caminetto acceso, e le rondini facevano il nido nella neve. Ci si chiedeva se anche gli Anni non ci avrebbero messo lo zampino, ma il dubbio fu sciolto dal Tempo, che intervenne severamente: se le cose fossero continuate in quei termini, ammonì, i morti non sarebbero più stati rimpiazzati dai nascituri, e la vita si sarebbe fermata. Così la situazione non mutò.

Tuttavia, di lì a poco, il Giorno e la Notte decisero di scambiarsi i ruoli. Sicché un bel giorno fu notte fonda. E di notte, pieno giorno. La mattina s'era di sera, e di sera era mattina.

Le Ore continuarono a scorrere, come i Minuti e i Secondi. Così in certi momenti nessuno avrebbe detto che tutto procedeva al contrario, e cioè che si andava a dormire al levar del sole, quando i galli cominciavano a cantare, e che ci si alzava dal letto pieni di energia, subito dopo il tramonto. I più infelici erano i nottambuli: li si vedeva trascinarsi stancamente con gli occhi irritati dalla luce.

Ma si poteva assistere anche ad altri spettacoli sorprendenti, come il topo che rincorreva il gatto, o la lepre che dava la caccia al cacciatore.

Gli scolari spiegavano la lezione al loro maestro, e il maggiordomo dava ordini al padrone; tutti i galeotti erano stati liberati, e ora le prigioni traboccavano di poliziotti, giudici e carcerieri, arrestati in breve tempo. Il manzo uccideva il macellaio e il marito badava alle faccende di casa o andava a spasso per negozi, mentre la moglie giocava a calcio o guardava un incontro di pugilato in televisione; il figlio sculacciava il padre; la cartomante si faceva predire il futuro; i vecchi tornavano bambini, e i neonati avevano una lunga barba; gli alberi e le piante conficcavano rami e foglie nella terra e protendevano le loro radici verso il cielo; gli uccelli nuotavano sott'acqua mentre i pesci si libravano nell'aria; la soffitta era in cantina e la cantina era sotto il tetto; il sole era bagnato e la pioggia risplendeva; le case illuminavano il sole e la luna; e i ciclisti, i treni e le automobili solcavano il cielo. Naturalmente la gente viveva a testa in giù, e al posto della terra c'era una distesa di stelle.

- Bisogna metter fine a questo disordine, - disse Lunedì

- Sì, - concordò Domenica. - Ognuno dovrebbe riprendere il proprio posto . . .

- Ma non quello di prima, - interruppe Venerdì. - D'ora in poi io voglio stare all'inizio della settimana.

- E io voglio restare con Giovedì - disse Mercoledì.

- E io con Lunedì, - aggiunse Martedì

- Calma, calma! - intervenne il Tempo. - Sarete accontentati tutti. Basterà decidere che la settimana cominci di mercoledì, e che la domenica sia un giorno lavorativo.

Fu così che venne stabilito un nuovo ordine, che però non aveva niente di diverso da quello precedente, e i giorni si susseguivano esattamente come prima. Insomma era bastato vedere le cose al contrario per rimetterle al loro posto in modo migliore.

- Che giorno è? - domandò Eugenia svegliandosi.

- Domenica! - le risposero.

Allora Eugenia balzò giù dal letto, si vestì e corse a scuola.

 

da: "Il mondo alla rovescia" di MASSIN , traduzione di Giampaolo  Mauro, EMME edizioni.